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Eventi

Il termine divezzamento (o svezzamento) rappresenta l'integrazione e/o cambio di alimenti puramente liquidi a quelli solidi. 

L'inizio del divezzamento si DEVE necessariamente iniziare verso il 6 mese e mezzo di vita;  ( vedi linea guida dell'OMS -organizzazione mondiale della sanita').

Il  Nutrizionista  pediatrico e il Pediatra esperto e aggiornato in nutrizione consigliera' di divezzare SEMPRE con un alimento/nutraceutico  per volta,attendendo  almeno 48 ore prima di introdurne uno nuovo. In questo modo si potranno individuare con una certa facilità tutti quegli alimenti verso i quali il bambino manifesta sensibilizzazioni o allergie.

  La frutta e verdura: inziare e prediligere al stagionalita' e inserire sempre e comunque la mela, la pera e successivamente banana (verso l'ottavo mese).

Attenzione da mostrare  per gli  affettati, i legumi di piu' lenta digeribilita' come ceci e fagioli canellini,per carni apparentemente sane come tacchino e pollo etc.

La carne: uniche e ideali al 2017 sono quelle conservate sottoforma di omogeinizzato ( dal 6 mese al  9 mese - prima dentizione):coniglio, vitello  e manzo.

Allo stesso modo, si sceglieranno inizialmente i pesci più magri (trota, platessa, nasello), mentre quelli più grassi (anguilla e salmone) possono essere assunti solo tardivamente.

Qualcuno disse però: TUTTO E' RELATIVO

 

 Buona nutrizione


Tratto da http://www.my-personaltrainer.it/nutrizione/svezzamento.html

 

 

Ad oggi risulta validante  il concetto (e mi domando se vi fosse anche bisogno di studi e ricerche atte ad avvalorare tale TESI) che nutrendoci dignitosamente e correttamente per la patologia o neoplasia in atto nel nostro  e per il nostro organismo,ci preserva  dallo sviluppo del cancro nonch' l' insorgenza di recidive il tutto seguito da un professionista che sapra' indicare quale tipologia di immuno nutrizione sia più consona al problema ( ad es: il frutto  pompelmo o il suo succo, possono bloccare l'azione di enzimi importanti per l'assorbimento e il metabolismo di alcuni farmaci etc etc).

Non è solo la chemioterapia a provocare sgradevoli effetti collaterali: anche i nuovi farmaci biologici, la radioterapia o l' intervento chirurgico possono causare nausea e vomito, stipsi o diarrea, inducendo anche perdita di appetito.

tumori aumento in Italia 620x465 Da qui l'aiuto dato dagli alimenti funzionali:zenzero,la menta possono contribuire a ridurre alcuni postumi fastidiosi.

Quando si è colpiti da una qualsiasi neoplasia spesso l'organismo  tenta di tutelarsi perdendo peso:si calcola che fino al 40% dei pazienti oncologici  accada questo.

Questo fenomeno, che non riguarda solo i tumori dell'apparato digerente, è determinato da vari fattori tra cui:

  • l'aumento del metabolismo basale ad opera delle cellule tumorali, che porta a una riduzione del peso a parità di apporto calorico;
  • la riduzione dell'appetito: una persona malata può essere molto debole, soffrire di depressione, avere dolori vari non ben controllati, avere nausea o vomito, tutte situazioni che tolgono la voglia di mangiare.

Occorre tuttavia fare il possibile per seguire una dieta bilanciata al fine di:

  • recuperare le forze;
  • affrontare meglio le terapie;
  • ottimizzare l'effetto dei farmaci
  • combattere le infezioni;
  • far funzionare al meglio il sistema immunitario.

 

 

Ancora pochi posti disponibili per questo incontro-corso che si terra' presso la sala conferenza del centro CONI in Piazza Matteotti a Cosenza.

L'associazione culturale GANESHA  che dal 2014 si occupa di informare e formare con tutta la passione,la chiarezza e la professionalita' che contraddistingue questa associazione culturale.

Per informazioni sui costi basta inviare un WHATSAPP al numero riportato in locandina.

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Un bambino obeso ha una probabilità quattro volte maggiore di ammalarsi di diabete già all'età di 25 anni, rispetto a un coetaneo dal peso normale. A quantificare un rischio ormai noto è uno studio pubblicato sul Journal of the Endocrine Society, condotto su ben 370mila under 15.
Circa 415 milioni di persone nel mondo hanno il diabete e, a causa della epidemia di obesità degli ultimi anni, l'età della diagnosi si sta abbassando fino a interessare i giovanissimi. I ricercatori del King's College di Londra hanno esaminato i dati della UK Clinical Practice Research Datalink, mettendo in relazione l'indice di massa corporea (BMI) e le diagnosi del diabete relativi a 369.362 bambini tra 2 e 15 anni: sono stati diagnosticati 654 casi di diabete di tipo 2 tra il 1994 e il 2013. Il tasso è aumentato da una media di 6 nuovi casi per 100.000 bambini l'anno tra il 1994 e il 1998, a una media di 33 nuovi casi tra il 2009 e il 2013. Inoltre i bambini obesi avevano un rischio 4 maggiore dei normopeso di avere diabete già a 25 anni. Come previsto, invece, non c'era alcuna associazione tra peso e incidenza di diabete di tipo 1, malattia autoimmune. "Il tessuto adiposo in eccesso - spiega Francesco Giorgino, professore di Endocrinologia presso l'Università di Bari Aldo Moro e membro della Società Italiana di Diabetologia(Sid) - rende l'insulina meno meno capace di controllare i livelli di glucosio nel sangue. Inoltre studi recenti mettono in relazione il tessuto adiposo con il cattivo funzionamento delle cellule del pancreas che producono insulina". "Questo studio - prosegue - è importante perché conferma su un ampio numero di persone l'inizio precoce del rapporto tra obesità e diabete. Cosa che ci dovrebbe preoccupare, perché in Italia il sovrappeso in età infantile è in aumento, specie nelle regioni meridionali".

 

(1efc89a89488780bea80a7daaaeb138dTRATTO DA:www.ansasalute.it)

Secondo uno studio condotto su topi da alcuni ricercatori delle Università di Chicago e Pittsburgh, la celiachia potrebbe essere causata da virus generalmente innocui e asintomatici, i reovirus, che possono innescare la risposta immunitaria al glutine, e quindi la malattia celiaca. Questo ruolo dei virus nello sviluppo di malattie autoimmuni apre la possibilità che in futuro possano essere usati vaccini per prevenire questo tipo di malattie, non solo la celiachia ma anche il diabete di tipo 1.

Lo studio, pubblicato dalla rivista Science, dimostra che i virus intestinali possono indurre il sistema immunitario a reagire in modo eccessivo al glutine e innescare lo sviluppo della celiachia. I ricercatori hanno utilizzato due ceppi di reovirus, verificando come le loro differenze genetiche possono cambiare il modo in cui interagiscono con il sistema immunitario. Entrambi i ceppi di reovirus hanno indotto un’immunità protettiva e non hanno causato disturbi evidenti. Uno dei due reovirus, però, ha innescato una risposta immunitaria infiammatoria e la perdita di tolleranza al glutine, mentre l’altro ceppo, strettamente correlato al primo ma geneticamente diverso, non l’ha fatto.

 

(TRATTO DA "il fatto alimentare")

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